APPARECCHIARE NEL TEMPO E NELLA CULTURA



Alessandro Milesi, Al caffè, 1900-1915 circa. Genova, Galleria d’Arte Moderna

In alto: Pittore lombardo, Caffè degli Specchi di Milano, prima metà XIX secolo. Milano, Raccolte Storiche Palazzo Morando

I primi locali in cui si serviva quasi unicamente caffè nacquero a La Mecca, a Il Cairo e a Istanbul. Si trattava di luoghi di conversazione dove, oltre al piacevole ristoro offerto dalla bevanda, si poteva trascorrere il tempo discorrendo o giocando.
Nel Seicento, la moda del caffè iniziò a conquistare anche l’Europa. Nacque così una nuova tipologia di locale pubblico che univa il momento di puro piacere legato all’atto di bere il caffè a quello speculativo della conversazione di lavoro. In Inghilterra le Coffee Houses si diffusero nelle principali città, diventando luogo prediletto per la discussione degli affari e focolai di confronto politico. In Italia il caffè spopolò fin dalla sua prima comparsa: nel 1683 inaugurò la prima bottega in piazza San Marco a Venezia, sotto i portici delle Procuratie, e da lì in poi l’abitudine di sorseggiarlo comodamente seduti ai tavoli all’aperto si diffuse rapidamente.
Fu a Vienna, città che contava più di seicento caffè nel XVIII, che si prese l’abitudine della lettura del giornale al caffè. Gli avventori, grazie alla felice intuizione di alcuni proprietari delle sale da caffè, potevano leggere gratuitamente le notizie pubblicate su riviste e giornali. Pian piano i locali si trasformarono in sale di lettura, dove ben presto comparvero le famose stecche su cui venivano infilati i giornali sia per facilitarne la lettura sia per conservarli meglio. Così, accanto alla tazzina, sui tavolini dei caffè comparve anche il giornale.