APPARECCHIARE NEL TEMPO E NELLA CULTURA



Charles de Ferriol e Gerard Scotin, Venditore ambulante di caffè, in Recueil de Cent Estampes Représentant Differentes Nations du Levant, 1707-1708. Collezione privata

Indicazioni per la preparazione del caffè turco

In alto: Servitori recano una pipa, un braciere, dolci, caffè e acqua di rose, in The History of the Nations, XIX secolo. Collezione privata

Dal Corno d’Africa le bacche rosse della pianta del caffè raggiunsero lo Yemen attraverso il mar Rosso e nel XV secolo il loro uso è documentato a La Mecca. Ma fu in Turchia che il caffè iniziò ad essere lavorato in più fasi.
Ancora oggi, dopo la tostatura, i chicchi vengono macinati e la polvere si rende pronta all’uso. Prima di arrivare alla tazzina, la sottile polvere di caffè viene posta nel cezve (alto recipiente di rame con lunga impugnatura) dove precedentemente si è portata a ebollizione l’acqua e di nuovo si bolle e si ribolle la mistura.
Versata in una brocca di metallo detta ibrik, la miscela viene poi servita nelle rispettive tazze e lasciata qualche minuto a depositarsi sul fondo.
La tradizionale tazzina turca ha la particolarità di essere in porcellana e inizialmente priva di manico, in seguito si è diffusa la tipologia che inserisce il bicchiere in porcellana in un aderente contenitore in metallo inciso (rame, ottone) munito di ansa e coperchio.