APPARECCHIARE NEL TEMPO E NELLA CULTURA



Francisco Oller, Lo studente, 1874 circa. Parigi, Musée d’Orsay

In alto: Salotto in stile orientale, 1893 circa

Agli inizi del Novecento, con il diffondersi delle teorie psicoanalitiche, anche i consumi alimentari, l’appetito, i cibi furono spesso interpretati tramite letture psicologiche e il caffè salì di stima nei ceti borghesi. Se ne apprezzava in particolare il suo effetto stimolante su muscoli e cervello e veniva raccomandato per vivacizzare l’intelligenza.
Nella Trieste mitteleuropea, la nuova casa del ricco borghese Zeno, personaggio nato dalla penna di Italo Svevo, ha addirittura una stanza espressamente dedicata all’assunzione del caffè.

“Ritornato dal viaggio di nozze, ebbi la sorpresa di non aver mai abitata una casa tanto comoda e calda. Augusta v’introdusse tutte le comodità che aveva avute nella propria, ma anche molte altre ch’essa stessa inventò. La stanza da bagno, che a memoria d’uomo era stata sempre in fondo a un corridoio a mezzo chilometro dalla mia stanza da letto, si accostò alla nostra e fu fornita di un numero maggiore di getti d’acqua. Poi una stanzuccia accanto al tinello fu convertita in stanza da caffè. Imbottita di tappeti e addobbata da grandi poltrone in pelle, vi soggiornavamo ogni giorno per un’oretta dopo colazione. Contro mia voglia, vi era tutto il necessario per fumare. Anche il mio piccolo studio, per quanto io lo difendessi, subì delle modificazioni. Io temevo che i mutamenti me lo rendessero odioso e invece subito m’accorsi che solo allora era possibile viverci. Essa dispose la sua illuminazione in modo che potevo leggere seduto al tavolo, sdraiato sulla poltrona o coricato sul sofà. Persino per il violino fu provveduto un leggio con la sua brava lampadina che illuminava la musica senza ferire gli occhi. Anche colà, e contro mia voglia, fui accompagnato da tutti gli ordigni necessarii per fumare tranquillamente”.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923