APPARECCHIARE NEL TEMPO E NELLA CULTURA



Saliere in argento, XIX secolo

Frédéric Delair taglia l’anatra al ristorante La Tour d’Argent di Parigi, fine XIX secolo. Collezione privata

In alto: Sodoma (Giovan Antonio Bazzi detto il), San Benedetto ottiene la farina e ristora i monaci, 1505 circa, particolare. Asciano, abbazia di Monte Oliveto Maggiore

La saliera è il contenitore per il sale che si pone sulla tavola apparecchiata, diversa dallo spargisale che ha in genere forma allungata, simile a un piccolo fungo o a una torre, e che si riempie di sale fino e chicchi di riso affinché non si raggrumi. D’obbligo nei ristoranti e nelle mense, lo spargisale ha dei forellini nella parte superiore e capovolgendolo e scuotendolo lascia cadere il sale: è dunque più igienico della saliera, dalla quale molti si servono con le dita o con la punta del coltello, nonostante le regole del galateo lo proibiscano.
Oggi la saliera, nelle apparecchiature eleganti, è un elemento decorativo: una bella saliera o meglio due, simmetricamente disposte abbelliscono la tavola e dovrebbero essere dotate di cucchiaini che possono essere dei più vari materiali, come il corno, il vetro, la madreperla, il cristallo, la ceramica e metalli inossidabili. È vero però che il galateo suggerisce ai commensali di non aggiungere sale sulle pietanze servite, sarebbe scortese nei confronti della padrona di casa: vorrebbe dire trovare la sua cucina poco gustosa o comunque non eseguita a dovere. Fare commenti negativi, anche non espliciti, sui piatti non fa parte della buona educazione e dimostra la scarsa sensibilità dell’ospite.